Giandomenico Quarella

Correvano gli ultimi scampoli degli ani 80, avevo trovato in casa una macchina fotografica analogica, ed essendo sempre stato affascinato della tecnologia è stato naturale impugnarla, ma, a differenza del solito, non erano stati gli ingranaggi ad affascinarmi, era stata piuttosto l’emozione di osservare la realtà circostante tramite il mirino e riportarlo in immagini attraverso la magia dello sviluppo di una pellicola … si apriva un mondo dal quale non mi sono più allontanato.
Ricordo con piacere il corso base, con Giampaolo Mascalzoni, che mi ha regalato la curiosità di scoprire un mondo fino ad allora vissuto per immagini, e la voglia di cimentarmi.
Negli anni a seguire ci sono stati workshop, il confronto con altri appassionati di fotografia, l’approfondimento della conoscenza dei “mostri sacri”, da Henri Cartier-Bresson, a Robert Capa, passando per Ferdinando Scianna, Sebastião Salgado e altri che hanno regalato alla fotografia il ruolo di comunicazione artistica per eccellenza.
Non ho un tema particolare, perché se è vero che c’è chi si esprime con le parole, a me piace farlo attraverso luci, ombre, immagini.
Fotografare è un modo di vivere, mettendo come sostiene Henri Cartier-Bresson, sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore.

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